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Cerchi uno psicoterapeuta a Firenze

Vale sempre la regola di consigliarsi col proprio medico di famiglia, in modo da essere indirizzati in modo sicuro da un bravo specialista.

In alternativa, spesso si ricorre all’amico fidato che ha già avuto esperienza in questo senso, il quale consiglierà il proprio psicoterapeuta. Attenzione però: anche se il vostro amico non si reca più in psicoterapia, diffidate dallo psicoterapeuta che vi offre comunque una terapia; meglio se vi indirizza ad un collega.

Poi c’è internet in cui, si sa, si trova di tutto, ed è difficile fare una scelta oculata.

Cominciamo a distinguere il tipo di psicoterapeuta.

Può trattarsi di uno psichiatra o di uno psicologo. La differenza è che il primo è un medico specializzato in psichiatria mentre il secondo è un laureato in psicologia.

Non è che uno sia meglio dell’altro: l’importante è che l’uno e l’altro abbiano conseguito, dopo la laurea, una specializzazione specifica nell’ambito della psicoterapia o della psicanalisi. Perciò informatevi in quale ramo svolge la sua attività.

Lo psicoterapeuta può essere uno psicanalista, un cognitivista, un cognitivo-comportamentale, della gestalt, della terapia strategica breve ecc.

A grandi linee, la psicanalisi è quella che farete sul lettino, 3 volte a settimana, e sarete condotti attraverso le libere associazioni del pensiero e l’interpretazioni dei sogni, a conoscervi e modificarvi in ciò che vi crea sofferenza. Quello che sto scrivendo è molto riduttivo e non pretendo che tali spiegazioni siano esaustive, ma serviranno solo per farsi un’idea in questo mare magnum.

La psicoterapia cognitiva, cognitivo-comportamentale, evoluzionista, strategica breve, sono terapie tendenzialmente più brevi, con sedute di una volta a settimana, in cui c’è una maggior interazione psicoterapeuta-paziente, fatta di dialoghi, riflessioni, concordare degli obiettivi da raggiumgere nella terapia e nella propria vita.

Non è che la psicanalisi tratta dei traumi infantili e le psicoterapie no; molte psicoterapie (cognitivista, evoluzionista ecc) portano il soggetto a identificare dove hanno avuto origine determinati comportamenti, per esempio nell’interazione fra figure di accudimento e figli.

Che dire poi dei farmaci? Non pensate che solo i “matti” prendono i farmaci antidepressivi o ansiolitici. Per fortuna sono farmaci diffusi perchè danno un grande aiuto e sostegno a molte persone. I disturbi d’ansia, la depressione e molti altri disturbi risentono efficacemente di terapie farmacologiche.

I farmaci non vanno presi quando non ci sono più speranze e la psicoterapia non sta funzionando. Anzi. Spesso aiutano una psicoterapia a funzionare meglio, perchè danno sollievo dai sintomi acuti che impedirebbero, in quel momento, di lavorare efficacemente in psicoterapia.

Quindi diffidate dagli psichiatri che vi dicono che la psicoterapia serve solo per capire il complesso di edipo o risolvere i traumi infantili, e diffidate anche da quegli psicologi che vi dicono che i problemi vanno risolti solo con i colloqui, che i farmaci creano dipendenza e bisogna farne a meno: sono entrambi da evitare. I centri che offrono entrambi i servizi possono darvi una garanzia maggiore.

Quindi: lo psichiatra non è il medico dei matti, ma è in grado di curare disturbi lievi e comuni nella maggior parte delle persone; lo psicologo non può somministrare farmaci perchè non è un medico, ma ciò non vuol dire che li deve escludere dalla terapia, perciò farà affidamento ad unopsichiatra di fiducia. Lo psicoterapeuta può essere psicologo o psichiatra, ma cercate di capire se sii è formato presso una scuola di specializzazione competente e di quale indirizzo.

viaCerchi uno psicoterapeuta a Firenze.

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Psicoterapia, psicoterapeuta, guarigione

Non c’è una risposta assoluta sul quando è necessario cominciare una psicoterapia.

Innanzitutto infatti è la persona che deve sentirne il bisogno. Probabilmente perché sente un disagio di qualche tipo, forse in un momento particolare della sua vita, in cui può esserci stato qualche cambiamento oppure i cambiamenti si prospettano all’orizzonte. Non è che dobbiamo rivolgerci allo psicoterapeuta solo quando si ha un disturbo importante, come una depressione che non ci fa più alzare dal letto la mattina. Talvolta si tratta di circostanze che noi per primi riteniamo un po’ banali, o che dovremmo essere in grado di affrontare da soli (o almeno questo è quello che ci diciamo!). Per esempio una promozione sul lavoro, il prossimo matrimonio, oppure il matrimonio dei nostri figli, il pensionamento, un trasloco in una nuova casa più grande, ma anche una crisi di coppia, una separazione ecc.

La psicoterapia è un mezzo che ci serve sotto tanti aspetti: da quelli più generici, di sostegno, perché potremmo avere bisogno di una persona che ci ascolta in modo incondizionato e senza giudizi; a quelli più specifici, perché abbiamo bisogno di capire come mai ci stiamo trovando in quella situazione di disagio, perché non riusciamo a uscirne e come fare per affrontare e uscire dalla situazione.

Detto così sembra che lo psicoterapeuta sia il saggio che grazie agli studi e alla propria esperienza e cultura è in grado di dispensare ottimi consigli per far fronte alle nostre difficoltà; una specie di amico più grande e più bravo di noi, che sicuramente avrà una vita perfetta e senza problemi. Forse ci è di aiuto pensarla così, ma è un’immagine ideale!

Lo psicoterapeuta non fa altro che imparare a conoscere la persona, insieme alla persona stessa, dando un significato e spiegando i modi di sentire e di agire del soggetto. La conoscenza del nostro funzionamento è la prima parte del lavoro in psicoterapia. E’ importante quindi che ci sia una buona collaborazione fra terapeuta e paziente, fatta di alleanza sugli obiettivi da perseguire e fiducia reciproca. Se per qualche motivo questa viene a mancare o sorgono dubbi di qualsiasi tipo è molto importante parlarne proprio con lo psicoterapeuta. Qui infatti avviene la seconda parte del lavoro in psicoterapia. Infatti, durante il percorso, sorgeranno difficoltà di vario tipo: il paziente potrà sentirsi sperso, senza sapere su cosa sta lavorando e dove sta andando, oppure potrà sentirsi giudicato o umiliato, oppure si sentirà impotente e stanco, oppure ancora gli sembrerà di essere necessario al terapeuta perché questi possa essere soddisfatto del proprio lavoro. Insomma, succede che, ad un certo punto, ognuno di noi ci mette del proprio, senza accorgersene e senza farlo apposta; succede semplicemente perché siamo noi e nelle relazioni funzioniamo in un certo modo. Se l’alleanza è buona e se il terapeuta ha capito prima come è fatto il paziente, è in grado di aiutarlo a superare questa difficoltà e il superamento è il primo passo del cambiamento e della guarigione.

Riassumendo:

1. Cominciate una psicoterapia quando sentite che c’è qualcosa che non va e volete un aiuto; senza farvi troppe domande.

2. Quando cominciate una psicoterapia, sappiate che potrete sentirvi in difficoltà per vari motivi, proprio nella psicoterapia: quello è il momento di affidarvi al vostro psicoterapeuta e farvi aiutare da lui/lei.

viaPsicoterapia, psicoterapeuta, guarigione.

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Come curare gli attacchi di panico

Gli attacchi di panico sono episodi di ansia acuta, improvvisa, “a ciel sereno”, cioè che si verificano quando la persona non se li aspetta. Normalmente la persona in questione nel raccontare questi attacchi dice: “ero tranquillo, stavo bene quando all’improvviso…”.

E i sintomi che si possono manifestare sono svariati: palpitazioni, tachicardia, sudorazione, paura di morire, di impazzire o di perdere il controllo, vertigini e sbandamento, senso di soffocamento, crami addominali nausea ecc…

Sono episodi che terrorizzazno, perchè il soggetto in quel momento vive sulla propria pelle la sensazione che qualcosa di pericoloso sia imminente ed inevitabile.

Spesso in seguito ai primi attacchi di panico il soggetto cerca di prevenirli, per esempio cambiando le proprie abitudini (alimentari, di sonno ecc), evitando alcuni ambienti (affollati, lontani da casa) o assumendo sostanze in grado di rilassarlo (farmaci o erbe).

La prima cosa da fare è capire che si tratta proprio di attacchi di panico: dopo una rapida consultazione su internet, andate a parlare di persona con qualcuno: un amico che li ha provati, il medico di famiglia, uno psicoterapeuta. Non pensate di andare dal “mattologo”: lo psicoterapeuta è una persona che vi darà le risposte giuste e vi saprà spiegare quello che vi sta succedendo.

Se poi riuscite a vivere gli attacchi di panico proprio come se fossero delle crisi di emicrania, cioè dandogli un significato tipo “capitano a molte persone, non sono niente di grave, non mi cambiano la vita; quando arrivano posso fare qualcosa che mi rilassi, anche ricorrendo a qualche leggero farmaco, proprio come il mal di testa”, allora il gioco è fatto; si attenueranno da soli.

Ma il consiglio vivo che mi sento di dare è di non rinchiudersi e viverli come una grave malattia da nascondere agli altri; fatevi aiutare.

E se non vi trovate bene col primo terapeuta potete sempre cambiarlo, finchè non troverete la persona adatta a voi, con la quale vi sentirete al sicuro nell’affrontare i cambiamenti a cui forse dovrete andare incontro.

dr. Marina Ciampelli

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